Corpi che rivendicano il diritto a esistere ed essere guardati

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Corpi che rivendicano il diritto a esistere ed essere guardati

30 maggio 2013 di

I corpi femminili sono usati per vendere prodotti, ma nello stesso tempo vendono un’idea, quella della perfezione.
La rappresentazione e la visibilità sono concesse solo ai corpi perfetti, dove il termine perfetto e il termine bello diventano intercambiabili.
Quella che comunemente oggi viene chiamata bellezza, ma che in realtà è solo moda, temporalmente e spazialmente delimitata, viene a coincidere con la mancanza di difetti e la perfetta adesione a canoni stabiliti.
Corpi non conformi al modello, perché grassi, bassi, deformi, vengono esclusi da ogni rappresentazione, vengono sottratti allo sguardo pubblico.

Jes Sachse è una ragazza canadese di 25 anni, studentessa, fotografa, artista, affetta da una sindrome genetica.
Jes ha rivendicato su di sé quello sguardo che viene solitamente negato a chi ha un corpo “diverso” posando per il fotografo Holly Norris nella serie American Able.

meetjesAmerican Able è un progetto del 2010 realizzato per una mostra a Toronto. Gli scatti sono una parodia delle pubblicità del noto marchio American Apparel, in gergo “spoof”, ovvero una finta campagna pubblicitaria. La scelta è ricaduta su un marchio che si pubblicizza attraverso una forte sessualizzazione dei corpi, in particolare quelli femminili, per mettere in evidenza il forte contrasto tra la sessualità iper-esposta nei media, nelle pubblicità, nei discorsi pubblici e l’invisibilità a cui sono condannate le donne con disabilità, alle quali la sessualità invece viene negata.

Alle donne con disabilità non viene concessa alcuna rappresentazione nello spazio pubblico, sono invisibili, non compaiono nelle pubblicità, non le vediamo in televisione, semplicemente non esistono o esistono limitatamente ad alcune giornate ed eventi particolari, quelli in cui si parla di disabilità o in cui si raccolgono fondi.

Negli scatti della serie American Able Jes Sachse appare ironica, sorridente,indexsicura di sé e sexy.  Le foto sessualizzano il corpo di Jes, compiendo un’operazione che solitamente non viene concessa ai “corpi disabili” o non conformi alla norma socialmente accettata. Abbracciata a un ragazzo, in biancheria intima, in pose provocanti e sensuali, Jes attira su di sé lo sguardo e costringe chi la guarda a modificare la propria percezione sul “corpo con disabilità”, ad accettarlo come normalità, quella normalità dalla quale a torto è escluso.

Il “corpo con disabilità” è considerato solitamente malato, oggetto di cure, di tutele, in American Able invece appare in una dimensione de-medicalizzata, inserito in quel contesto pubblicitario nel quale siamo abituat* a vedere corpi “perfetti”, costringendoci così a riflettere sull’esclusione dei soggetti con disabilità dalle rappresentazioni pubbliche e sulla percezione che la società ha nei loro confronti.
Le donne con disabilità vengono considerate eterne bambine, asessuate, costrette spesso a un abbigliamento che le infantilizza, che nasconde le loro forme; al massimo queste donne possono posare per un calendario di beneficienza, ma mai in pose sexy, perché il loro corpo viene percepito dalla società come poco desiderabile.

jesandboy

Jes Sachse ci dimostra il contrario, ci dimostra che si può avere un corpo “diverso” ed essere sensuali, ci racconta che il suo corpo, come quello di tutte noi, ama e desidera, ci insegna che negare a quel corpo la rappresentazione, o imporgli una rappresentazione infantile e asessuata, significanegargli il diritto alla sessualità.

Immagine del video Body Language

Immagine del video Body Language

Rivendicare su di sé gli sguardi. Jes Sachse lo fa in maniera più diretta, ma nello stesso tempo più intima, nel video Body Language da lei realizzato.

Svela le sue paure e svela il suo corpo. Un corpo che appare potente, solido, morbido, sensuale.
Jes invita tutt* a guardare il suo corpo, a smettere di fissarlo e iniziare a guardarlo.
La “normalità” diventa così un concetto che siamo costrett* a ripensare in direzione inclusiva.
L’unico modo per renderlo inclusivo consiste nell’eliminarlo, perché la definizione di normale esiste solo grazie alle definizioni di imperfetto, deforme, deviato, patologico nel momento in cui queste categorie vengono rivendicate chiedendo visibilità lo stesso concetto di “normale” non ha più ragione di esistere.

Body Language

 

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